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23 AGOSTO 1268 - LA BATTAGLIA DI TAGLIACOZZO
La battaglia di Tagliacozzo è anche conosciuta dagli storici come "La battaglia di Scurcola Marsicana".
Dante Alighieri la cita nella Divina Commedia: Inferno (XXVIII, 17-18).

Il conflitto vede schierati contro gli eserciti dei Guelfi e dei Ghibellini; rispettivamente Carlo I d'Angiò contro Corradino di Svevia.

Carlo I, fratello di Luigi IX di Francia e primo conte d'Angiò, era stato investito del Regno di Sicilia da papa Clemente IV, mentre Corradino era stato chiamato dai ghibellini a rivendicare il trono di Sicilia dopo la sconfitta e la morte del padre Corrado di Svevia, a sua volta figlio di Federico II di Svevia e nipote del Barbarossa.

La battaglia si svolse in località Piani Palentini, tra Scurcola Marsicana e Albe.

Forze in campo: 9000 Imperiali per Corradino; 6000 Angioini per Carlo d'Angiò

L'esercito di Corradino, costituito da soldati romani, spagnoli, arabi, pisani e tedeschi, era suddiviso in tre armate: la 1ª agli ordini di Federico di Baden e dello stesso Corradino, la 2ª guidata da Galvano de Lancia e la 3ª da Enrico de Lancia.

Le truppe angioine erano comandate da Carlo d'Angiò, dal consigliere Erasmo (o Alardo) di Valery e da Guglielmo Stendardo.

La battaglia campale si svolse su un ponte in muratura sito sul fiume Imele (tratto abruzzese del fiume Salto) o, secondo altri storici, nelle vicinanze del ruscello Riale presso Castrum Pontis.

I soldati guidati dallo Svevo, numericamente superiori, accerchiarono le truppe angioine, ma al momento dell'attacco commisero l'errore di non valutare adeguatamente l'entità e l'integrità della schiera nemica. Avuta la meglio nel primo scontro, i soldati di Corradino si lanciarono al saccheggio del campo nemico. Questo diede a Carlo d'Angiò la possibilità di sferrare un nuovo attacco a sorpresa, grazie a delle milizie di riserva che non aveva impiegato nella prima fase della battaglia. Per le truppe dello svevo fu un vero massacro e lo stesso Corradino fu costretto alla fuga. Intercettato dall'Angioino, fu però fatto prigioniero, condotto a Napoli e decapitato nella piazza del mercato il 29 ottobre 1268.

Questa battaglia rappresenta l'ultimo atto della potenza sveva in Italia. La fine di Corradino segna infatti la caduta degli Hohenstaufen dal trono imperiale e da quello di Sicilia, aprendo il nuovo capitolo della dominazione angioina.

01/05/2010


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