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RICERCA DEGLI ANTICHI CAMPI DI BATTAGLIA ROMANI
Nel BOLLETTINO DELL'ARMA DEL GENIO è comparso recentemente uno scritto di Umberto Silvagni il quale propugna le ricerche e gli scavi dei principali campi di battaglia romani in Italia, segnatamente quelli della Trebbia, del Trasimeno, di Canne, del Metauro relativi alla seconda guerra punica. Il problema, che ha un grandissimo interesse storico, geografico, topografico e militare, presenta altresì aspetti tecnici molto importanti.

È facile rendersi conto infatti che a nulla gioverebbe la ricerca diretta senza alcun filo conduttore, come a nulla approderebbe la ricerca di chi volesse dedurre l'ubicazione dei campi di battaglia soltanto dal commento filologico dei passi relativi degli storici antichi, i quali spesso attraverso i commentatori letterari sono stati svisati e ingarbugliati.

Il Silvagni cita, come classico, l'esempio di quanto avvenne per il campo di battaglia di Alesia. Il luogo del famosissimo assedio e della decisiva battaglia disparve dalla memoria dei Galli insieme al nome di Vercingetorige: le memorie, travolte e sepolte nel turbine e nelle ruine delle invasioni barbariche, tornarono alla nozione degli uomini soltanto ai primi bagliori dei Rinascimento italico, quando i manoscritti e i primi libri stampati fecero risorgere l'antichità e i classici dalla tomba in cui la barbarie li aveva sepolti per 7 secoli. Ma il nome di Alesia, citato in quei famosi Commentari di Cesare che possono dirsi insieme con la Bibbia e la Divina Commedia, le opere più conosciute e studiate e ristampate che esistano, rimase affatto sconosciuto perché era andata perduta ogni tradizione di quella pagina capitale della storia antica di Francia che esso rappresenta.

Nonostante le intuizioni di molti eruditi, umanisti e geografi, cui è da aggiungere quello della mente sovrana di Napoleone, ben tre regioni di Francia si disputavano l'appartenenza di Alesia; e fu soltanto nel 1886, per la pubblicazione della HISTOIRE DE JULES CÈSAR scritta da Napoleone III col sussidio di dotti e con la guida delle ricerche e degli scavi sapienti e fortunati del generale Stoffel, che fu risolto il problema e stabilito con esattezza il sito di Alesia nell'Auxois, presso una borgatella chiamata Flavigny, insieme al tracciato delle formidabili opere ossidionali ed a quasi tutti i campi di Cesare, e delle battaglie delle guerre galliche.

Giova qui riportare, nella traduzione riassuntiva del Silvagni, ciò che lo Stoffel scrisse circa il metodo da lui escogitato per le ricerche.

« Quando dopo una battaglia o un assedio le armate romane abbandonavano il campo, gli abitanti ne distruggevano i trinceramenti allo scopo di riprendere le coltivazioni e gettavano nel fossato la terra del parapetto. Questo era perciò pieno di una terra mista, composta di terra vegetale o humus, di terra vergine e spesso di oggetti lasciati dai soldati romani sul parapetto, quali frammenti di armi, palle di pietra, monete, ossa d'animali, ecc. In ogni caso la terra di riempimento dei fossati si presenta mobile, cioè poco densa e, fatto notevole, tale rimane senza mai riacquistare la consistenza primitiva, tanto che oggi dopo trascorsi duemila anni si distacca facilmente con la gravina. Ciò consente di trovare il fossato quando si è saputo determinare la ubicazione di un campo. Bisogna dunque, innanzi tutto, studiare il terreno dove si suppone che il campo fosse stabilito, per il qual caso occorre una conoscenza perfetta dei Commentari di Cesare e cognizioni militari particolari. »

Secondo lo Stoffel dunque occorreva la collaborazione del filologo e del tecnico militare.

Studiato il luogo nel quale effettuare le ricerche si dispongono gli scavatori in modo da asportare lo strato di humus per una larghezza di circa 70 centimetri, procedendo in direzioni parallele approssimativamente perpendicolari a quella, presunta, del fossato romano che si ricerca.

Giunti a questo, la diversa consistenza ed il diverso colore della terra di escavo permettono di individuare facilmente il punto di partenza. Il lavoro condotto da Stoffel fu costoso perché non si badò all'impiego di numerosi operai e alla larghezza dei mezzi. Condotto con criteri più economici senza preoccupazione della brevità del tempo, con l'opportuno ausilio e assistenza di ufficiali del Genio versati nelle discipline storiche, non dovrebbe essere in Italia né costoso, né difficile, anche perché i luoghi da ricercare sono meglio designati dalle fonti storiche e dalle configurazioni dei luoghi, effettuare ritrovamenti di questa specie. Non v'è bisogno di sottolineare l'importanza e l'interesse mondiale che essi assumerebbero: basterà ricordare a quanti hanno visitato la Mostra Augustea in Roma, la suggestione che produce nel visitatore il magnifico plastico dell'assedio di Alesia, testimone di uno dei momenti più epici e di una delle maggiori glorie del genio militare romano.

Da “SAPERE” - Ulrico Hoepli Editore
Anno IV - Volume VII - n. 83
15 giugno 1938 - XVI

17/04/2010


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